Le aspettative non cambiano la realtà
Ogni giorno prendiamo decisioni sulla base di ciò che ci aspettiamo che accada.
Ci aspettiamo che una persona mantenga un impegno, che un'attività richieda un certo tempo, che una risorsa sia disponibile quando servirà o che una situazione continui a evolvere nella direzione che abbiamo immaginato. Senza aspettative sarebbe difficile organizzare qualsiasi cosa, perché dovremmo comportarci come se ogni possibilità avesse sempre la stessa probabilità di verificarsi.
Il problema, quindi, non è avere aspettative. Comincia quando smettiamo di considerarle ipotesi e iniziamo a comportarci come se fossero fatti.
Una previsione può essere ragionevole, fondata sull'esperienza e sostenuta dalle informazioni che abbiamo a disposizione. Può perfino essere la conclusione più probabile. Ma nessuna di queste condizioni la trasforma automaticamente in ciò che accadrà.
Finché tutto procede come avevamo immaginato, distinguere tra ciò che riteniamo probabile e ciò che sappiamo può sembrare poco importante. La differenza emerge quando la realtà comincia a prendere un'altra direzione.
Abbiamo bisogno di aspettative
Aspettarsi qualcosa non significa necessariamente illudersi.
Quando organizziamo un'attività, prepariamo un viaggio, prendiamo un appuntamento o decidiamo come utilizzare il nostro tempo, costruiamo continuamente piccole previsioni. Stimiamo quanto durerà qualcosa, immaginiamo quali risorse saranno necessarie e facciamo affidamento sul comportamento delle persone e sul funzionamento di ciò che ci circonda.
Lo stesso accade nelle situazioni più complesse. Non possiamo valutare ogni volta tutte le possibilità come se fossero equivalenti: dobbiamo individuare quelle più plausibili e orientarci di conseguenza.
L'esperienza serve anche a questo. Ci permette di riconoscere schemi, capire quali sviluppi sono più probabili e anticipare alcuni problemi prima che si presentino.
Un'aspettativa, quindi, può essere uno strumento utile per decidere e prepararci. Rimane però una valutazione su qualcosa che non è ancora accaduto.
Quando un'ipotesi diventa una certezza
Il passaggio avviene spesso senza che ce ne accorgiamo.
All'inizio pensiamo che qualcosa probabilmente accadrà. Poi cominciamo a organizzare le nostre decisioni intorno a quella possibilità e, man mano che investiamo tempo, energie o risorse, diventa sempre più facile considerarla come l'unico sviluppo realmente possibile.
Non diciamo più soltanto che ci aspettiamo un determinato risultato. Iniziamo a ragionare come se quel risultato fosse già parte della situazione.
La persona arriverà in tempo. La risposta sarà positiva. Il problema si risolverà. Il materiale sarà disponibile. La strada sarà percorribile. Avremo abbastanza tempo.
Il rischio non nasce dall'aver formulato queste previsioni, ma dal dimenticare che rimangono tali.
Quando succede, anche il modo in cui prendiamo decisioni cambia. Le alternative sembrano meno importanti, i margini vengono ridotti e ciò che avevamo considerato improbabile può smettere completamente di entrare nelle nostre valutazioni.
Non abbiamo acquisito nuove informazioni: abbiamo semplicemente aumentato la fiducia nella nostra previsione.
Cominciamo a vedere ciò che ci aspettiamo
Le aspettative non influenzano soltanto ciò che pensiamo accadrà. Possono influenzare anche il modo in cui interpretiamo ciò che sta già accadendo.
Quando abbiamo costruito una spiegazione convincente, i segnali che la confermano trovano facilmente posto nel quadro che abbiamo immaginato. Quelli che lo contraddicono richiedono invece uno sforzo in più: dobbiamo fermarci, mettere in discussione una valutazione che sembrava funzionare e considerare la possibilità che qualcosa sia diverso da come pensavamo.
Una variazione può sembrarci poco importante. Un ritardo può essere considerato temporaneo. Un'informazione discordante può apparire come un'eccezione. Presi singolarmente, possono esserlo davvero; ma se continuiamo a interpretarli soltanto attraverso ciò che ci aspettavamo, rischiamo di accorgerci troppo tardi che non stiamo più osservando la stessa situazione.
Non serve negare apertamente ciò che vediamo.
È sufficiente continuare a trovare una spiegazione che permetta alle nostre aspettative di rimanere intatte.
Per questo osservare non significa soltanto raccogliere informazioni. Significa essere disponibili a lasciare che quelle informazioni modifichino l'idea che ci eravamo fatti.
La realtà non ci deve coerenza
Possiamo aver analizzato bene una situazione, raccolto le informazioni disponibili e costruito un'aspettativa perfettamente ragionevole. Possiamo aver organizzato attività, coinvolto altre persone e investito risorse sulla base di quella valutazione.
Tutto questo rende comprensibile ciò che ci aspettavamo, ma non obbliga la realtà a comportarsi di conseguenza.
È una distinzione semplice, ma difficile da mantenere quando abbiamo investito molto in un determinato risultato. Più abbiamo costruito attorno a un'aspettativa, maggiore può essere la tentazione di difenderla anche quando iniziano ad apparire segnali contrari.
A quel punto rischiamo di spendere energie non per capire che cosa sta succedendo, ma per difendere ciò che avevamo previsto.
Eppure i fatti non diventano meno veri perché sono scomodi, arrivano nel momento sbagliato o contraddicono una valutazione che fino a poco prima sembrava corretta.
Possiamo avere avuto ottime ragioni per aspettarci qualcosa e trovarci comunque davanti a qualcosa di diverso.
Aggiornare le aspettative non significa aver sbagliato
Cambiare valutazione viene talvolta percepito come una forma di incoerenza.
Se ieri ritenevamo probabile uno scenario e oggi ne consideriamo più plausibile un altro, possiamo avere la sensazione che cambiare idea significhi ammettere di esserci sbagliati prima.
Ma le decisioni non vengono prese con le informazioni che avremo domani. Vengono prese con quelle disponibili nel momento in cui dobbiamo scegliere.
Una previsione può essere stata ragionevole quando l'abbiamo formulata e diventare inadeguata quando emergono nuovi elementi. Continuare a sostenerla soltanto per rimanere coerenti con ciò che avevamo pensato in precedenza non rende migliore la valutazione iniziale: ci impedisce semplicemente di utilizzarne una più aggiornata.
La capacità di rivedere un'aspettativa quando emergono nuovi elementi non indebolisce il nostro giudizio. È parte di un giudizio affidabile.
Significa mantenere una distinzione tra ciò che sappiamo e ciò che riteniamo probabile, lasciando alle nuove informazioni la possibilità di modificare entrambe le cose.
Non dobbiamo cambiare idea a ogni piccolo segnale. Dobbiamo però sapere quali elementi potrebbero indicarci che l'ipotesi su cui stiamo lavorando non descrive più abbastanza bene ciò che abbiamo davanti.
Restare pronti a essere smentiti
Essere disponibili a rivedere le proprie aspettative non significa vivere immaginando continuamente che tutto possa andare storto.
Possiamo prendere una decisione, scegliere lo scenario che consideriamo più probabile e agire con convinzione. Possiamo fare affidamento sull'esperienza e sulle informazioni che abbiamo raccolto senza trasformare ogni possibilità in un dubbio permanente.
Serve però lasciare uno spazio tra ciò che ci aspettiamo e ciò che consideriamo certo.
Uno spazio abbastanza grande da permetterci di notare un'informazione che non coincide con le nostre previsioni, considerare un'alternativa prima ignorata e riconoscere che una valutazione ha bisogno di essere aggiornata.
Questo non riduce la fiducia con cui agiamo. La rende meno dipendente dal bisogno di avere ragione.
Le aspettative ci aiutano a immaginare ciò che potrebbe accadere e a prepararci di conseguenza, ma non possono decidere ciò che accadrà. Possiamo avere buone ragioni per aspettarci un risultato e rimanere comunque pronti a riconoscere che i fatti stanno raccontando qualcosa di diverso.
La realtà non cambia per diventare coerente con ciò che ci aspettavamo. Siamo noi a dover continuare a osservarla abbastanza bene da accorgerci quando è il momento di rivedere le nostre aspettative.