Prima orientarsi, poi agire
Quando qualcosa si complica, l’impulso è spesso lo stesso: fare subito qualcosa.
Una risposta immediata, una decisione presa in fretta, il tentativo di sistemare rapidamente ciò che sembra essersi bloccato. In momenti del genere fermarsi può sembrare frustrante, a volte perfino rischioso. Muoversi, invece, dà una sensazione immediata di controllo.
In fondo è comprensibile.
Quando il quadro non è chiaro, fare qualcosa sembra quasi sempre meglio che restare nell’incertezza. Muoversi dà l’impressione di stare riprendendo il controllo, anche quando non abbiamo ancora capito davvero cosa stia succedendo.
Il problema è che ciò che riduce il disagio nel breve periodo non sempre migliora davvero le cose.
Nelle situazioni più complesse il rischio non è soltanto fare troppo poco. A volte è iniziare a muoversi prima di aver capito cosa sta succedendo davvero.
Per questo c’è un principio che, in contesti molto diversi, ho trovato sorprendentemente utile:
prima orientarsi, poi agire.
Orientarsi non significa fermarsi troppo a lungo o aspettare di avere tutte le risposte. Nella realtà il quadro raramente è completo: il tempo può essere poco, le informazioni parziali e le condizioni lontane dall’essere ideali.
Più realisticamente, orientarsi significa fermarsi il tempo necessario per capire abbastanza: cosa sta succedendo davvero, cosa richiede attenzione subito e quale problema stiamo cercando di risolvere prima di iniziare a muoverci.
Nelle situazioni complesse, infatti, il problema raramente è soltanto decidere in fretta. Più spesso è capire su cosa stiamo davvero intervenendo.
Quando qualcosa sembra urgente, è facile concentrarsi sulla parte più visibile del problema o sulla prima cosa che genera pressione.
Ma ciò che chiede attenzione immediata non sempre coincide con ciò che conta davvero. A volte stiamo cercando di ridurre il disagio del momento più che capire quale scelta possa migliorare davvero la situazione.
Ed è proprio qui che orientarsi può fare la differenza.
Molte situazioni non migliorano perché ci muoviamo più rapidamente, ma perché riusciamo a capire prima quale sia davvero il problema da affrontare.
Quando una decisione importante sembra urgente, ma il quadro è ancora incompleto. Quando un problema assorbe tutta l’attenzione e rischiamo di intervenire sulla parte più evidente, non necessariamente su quella più importante. Oppure quando troppe cose sembrano richiedere attenzione nello stesso momento e la tentazione è iniziare a muoversi in tutte le direzioni.
In situazioni del genere, orientarsi non elimina l’incertezza, ma evita che sia l’urgenza del momento a decidere al posto nostro.
Questo non significa rallentare sempre o rimandare ogni scelta finché tutto non sarà perfettamente chiaro.
Ci sono momenti in cui il tempo è poco e decidere rapidamente è inevitabile. Ma anche allora orientarsi resta importante: bastano a volte pochi minuti, una domanda fatta bene o un rapido cambio di prospettiva per evitare errori che poi richiedono molto più tempo per essere corretti.
Esiste una differenza importante tra muoversi velocemente e muoversi nella direzione giusta.
A volte agire rapidamente è necessario. Ma spesso ciò che fa davvero la differenza non è la velocità, bensì capire prima in quale direzione abbia senso muoversi.
Orientarsi non significa aspettare di avere tutto chiaro, ma capire abbastanza per scegliere come agire. Nelle situazioni complesse, sapere dove si è conta spesso più della fretta di partire.
Prima orientarsi, poi agire.